“Una ferita sempre aperta, un dolore struggente condito da giochetti e furbizie che disorientano e poco hanno a che vedere con credibilità e responsabilità”. Dispiaciuta ed amareggiata per diversi motivi, Giovanna Ferrari,

 

mamma di Giulia Galiotto la giovane donna vittima di femminicidio il giorno 11 febbraio 2009, commenta la semilibertà ottenuta dall’omicida ed ex marito della figlia Marco Manzini, oggi 49 enne che fu ritenuto colpevole e condannato in via definitiva a 19 anni e 4 mesi. La madre di Giulia, provata da tante battaglie nel nome della figlia e di tutte le donne vittime di violenza, sottolinea:” Decisione discutibile ma comunque largamente prevedibile e purtroppo attesa:  non ho mai nutrito spirito di vendetta o rivalsa, non sono mossa da un accanimento personale contro Marco; bisogna assumersi con coraggio e coscienza il peso delle proprie azioni con grande onestà – precisa – l’omicida non ha mai chiesto scusa per quanto fatto, mostrando lungo tutto l’iter giudiziario un cinismo ed un’insensibilità da far rabbrividire: non mi si venga a dire, strategia processuale, senza coscienza e senza vergogna – puntualizza – il perdono può essere soggettivo e particolare, quello che mi dispiace e mi preoccupa è che la lezione del carcere non gli abbia permesso di gettare maschere e filtri ammettendo le sue fragilità, almeno con la mia famiglia si è sempre dimostrato poco trasparente, sempre alla ricerca  di sotterfugi e scorciatoie per evitare un confronto”. In questo senso, la nostra interlocutrice chiarisce;” La sentenza civile ha sentenziato a titolo di indennizzo, una somma superiore al milione di euro: chiaro che nessuna cifra restituirà il sorriso di Giulia ma in questa decisione sono tracciate chiaramente delle linee sulla strada della consapevolezza di quanto cagionato, ma Marco continua a fuggire…”. Improvvisamente e con tono energico prosegue:” In via riparatoria e risarcitoria l’omicida verserà la somma annua di 600 euro, anzi ha cominciato da marzo a versare 50 euro mensili, cifra in linea col suo tenore di vita – in modo sarcastico, aggiunge –c’è crisi occupazionale e lui guarda caso ha trovato un impiego a tempo pieno ed in maniera indeterminata, questo da una ricerca dettagliata e notificata: presumo la ditta reggiana che lo ha assunto paghi all’omicida il giusto compenso; ci sono elementi tecnici che andrebbero rivisti, anche se credo serva una rivoluzione culturale per limitare o comunque vivere  meglio, per quanto possibile, queste tragedie”.

 

Un aspetto  comportamentale di Marco accresce i malumori della donna:” Questo tenere nascosto certe situazioni legate al suo regime di libertà e al suo lavoro non rappresenta il massimo della correttezza, non abbiamo ricevuto comunicazioni in merito ai suoi spostamenti: per la legge nel 2025 sarà un uomo libero, ma non dimentichiamo che ha ucciso il bene più prezioso per una mamma – conclude – ha ottenuto benefici e riconoscimenti, invece c’è chi è costretto a subire un ergastolo del cuore: da sette mesi è in semilibertà, questo è comunque il segreto di Pulcinella”. Sfogo tra rabbia ed incredulità di Elena, la sorella maggiore di Giulia che ha postato via social il suo rammarico:”Ciao Giulia, oggi ho saputo che il tuo assassino è stato liberato. Ecco, il mio cervello ha davvero difficoltà a concepire questi due dati di fatto: tu non esisti più e il tuo assassino è libero”. Parlare di giustizia non è semplice: il diritto al recupero sociale per chi sbaglia va garantito, ma alcuni reati dovrebbero essere visti in maniera diversa; tutto  nasce da una visione miope della realtà per cui si tende a difendere, proteggere, coprire chi cade in errore: ma in questo caso viene continuamente lacerato il cuore di una mamma, già duramente provato da quanto accaduto una sera del febbraio 2009 quando la figlia fu uccisa a colpi di pietra da chi diceva di amarla. Il peso di quella pietra come un macigno sul cuore questa è forse l’immagine di una giustizia superiore ad un perbenismo che continua ad uccidere